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Giovani talenti


Musica all’Alfieri!

Giovedì 1° marzo 2012 alle 20.30, presso l’aula magna, alcuni studenti del liceo – i “giovani talenti” –, si sono esibiti in un concerto di musica tratta dal repertorio classico e andino. 

L’esecuzione è stata accompagnata dalla proiezione e dalla lettura di documenti ritrovati fra le vecchie carte del liceo. 

L’iniziativa ha raccolto fondi per avviare il recupero e la valorizzazione, a fini documentali e didattici, dell’archivio e del cospicuo patrimonio storico della nostra scuola.
 


Programma concerto

Francis Poulenc, Sonata a quattro mani

Muzio Clementi, Sonata op. 40 n.° 2 
  • "molto adagio e sostenuto-allegro con fuoco e con espressione" 
  • "largo, mesto e patetico" 
  • "allegro e presto" 
Ernő Dohnányi, Op.11 n° 3 "Rapsodia"

dal Codice Martinez Companon
  • Cachua el tupamaro
  • Tonada el tupamaro I
  • Cachua la despedita
  • Cachua a vaz y bajo
  • Tonada el huicho de chacha poyas
  • Tonada el congo
  • Cachua serranita, nombrada el hiucho nuevo
Hector Berlioz, Synphonie fantastique, Un bal

D. Baume, Liberate i bambini

Canto tradizionale maori, tarakihi

Frédéric Chopin, Valzer in Mi bemolle maggiore op 18 n. 1



Pianisti: Francesco Mazzonetto, Viviana Casula
Violini: Luisa Baudino, Edoardo Manino, Diego Villani
Violoncello: Francesco Conrado
Contrabbasso: Sara Giolo
Flauti: Irene Cetini, Alessio Mercurio
Mandolino: Margherita Caputo


Video della serata


CODICE TRUJILLO DEL PERÚ. 1780 

Il repertorio scelto per essere interpretato, in questa occasione, dai bambini che partecipano al progetto «Pequeñas huellas» è composto da una selezione delle opere raccolte dal Vescovo Baltasar Jaime Martínez Compañón (Navarra 1735-Bogotá 1797) a Trujillo, Perù. 

Questo vescovo, educato nell’ambiente dell’Illustrazione, di solida formazione e ampie inquietudini, raccolse nel periodo tra 1782 e 1785 una ricca e varia serie di informazioni riguardanti la sua diocesi con l’obiettivo di consegnare questo materiale alla Corona Spagnola. L’opera realizzata dal Vescovo risultò monumentale (nove volumi) ed è caratterizzata dall’originalità dei mezzi impiegati per fissare le informazioni raccolte: un elevatissimo numero di acquerelli, assai differenti nello stile, ma di grande interesse per la maniera di plasmare la società e la sua cultura, flora e fauna, indumenti, costume, razze, mappe, piante e alzati di edifici, vocabolari, archeologia, musica e danza di quella zona del Perù.

L’interrazzialità, la convivenza di culture, la presenza di strumenti indigeni misti a tipologie importate dalla Spagna, ma già costruite in situ, riflettono in qualche misura gli ideali che muovono il progetto «Pequeñas huellas»: per mezzo delle voci e dei suoni dei ragazzi che provengono dagli U.S.A., America Latina, Palestina, Africa e Europa, arricchiti mutuamente dalla convivenza durante le prove, i concerti e gli incontri, gridare al mondo che la pace è possibile, che la convivenza di popoli e di culture differenti deve risultare arricchente e non un motivo di lotta tra poteri, che il diritto all’educazione e a una vita in accordo con la dignità di ogni individuo deve essere una delle prime preoccupazioni di ogni essere umano. 

Martínez Compañón ebbe come stella polare della sua attività ecclesiastica non solo l’evangelizzazione e il consolidamento della fede delle popolazioni più remote della sua diocesi, ma una profonda e sincera preoccupazione per l’uomo che la popolava. Il suo interesse per l’infanzia lo portò ad insistere per la creazione di scuole che, secondo la testimonianza dello stesso vescovo, giunsero ad un numero di cinquantuno, sebbene alcune tra esse non riuscissero poi a funzionare per mancanza di mezzi. Ciò che qui ci ha spinto a ricordare questa figura è il suo atteggiamento dinnanzi all’uomo, ogni uomo, senza eccezione di razza, posizione sociale, cultura, potere…, così come la sua chiara coscienza del fatto che il futuro dell’umanità sta nelle mani di coloro che oggi sono bambini e che a seconda dell’affetto, formazione e cure ricevuti durante gli anni di inizio della loro andatura vitale, si svilupperà di conseguenza il loro modo di agire nella società. 

Da una prospettiva della Storia della Musica in Ispanoamericana, l’opera di M. Compañón ci offre un corpus di diciannove canzoni, trasmesse all’epoca per tradizione orale, ma che vennero fissate da questo vescovo in notazione musicale, fatto che ha reso possibile che arrivassero fino a noi differenze di tradizioni compositive, strumenti e lingue di origini molto dissimili. Queste opere entrano in relazione diretta con alcuni degli acquerelli del codice, che addirittura portano il medesimo titolo della partitura. Grazie a questi contiamo con un’interessante informazione sopra gli individui e la società che le interpretava, la tipologia degli strumenti, ecc..., convertendosi così in una ricchissima fonte di iconografia musicale e non solo organologica. 

Le opere selezionate passano dalle danze fino alle canzoni, tonadas e balli cantati in cui le denominazioni riflettono chiaramente l’interculturalità a cui prima facevamo riferimento: cachua, tonada, tonadilla, cachuita, con tematiche che passano dall’amoroso al natalizio e che riflettono senza dubbio la tradizione del barocco musicale spagnolo in cui si era formato il Vescovo M. Compañón. 

Il manoscritto è stato pubblicato in edizione facsimile nel 1994 dall’ Agencia Española de Cooperación Internacional (AECI) all’interno delle sue Ediciones de Cultura Hispánica, e i suoi contenuti musicali hanno richiamato l’attenzione di insigni musicologi come Robert Stevenson (The Music of Peru; Aboriginal and Viceroyals epocs, Washington, 1959), Carlos Vega (Revista del Instituto de Investigación Musicológica “Carlos Vega”, nº 2, 1978, p. 7), Samuel Claro Valdés (Revista Musical Chilena, 1980, XXXIV, pp. 18-53), e studiosi come María Luisa Montejo (Reales Sitios, Madrid 1971, pp. 45-52), così come altri investigatori che lo hanno analizzato dal punto di vista antropologico e etnografico. Risulta impossibile citare qui la biografia generale sopra questo autentico monumento della cultura americana perché risulterebbe eccessivo rispetto al tema di queste pagine. 

Le melodie scelte da Sabina Colonna-Preti, direttrice del progetto «Pequeñas huellas», per essere oggetto dei corsi di interpretazione e formar parte dei concerti che i ragazzi realizzano a conclusione di ogni incontro internazionale, sono state da lei trascritte e adattate per l’occasione dal musicista argentino Quito Gato. Non ci ha guidati il proposito di una ricostruzione delle partiture con criteri musicologici, ma il ricordo e la presenza di Martínez Compañón. Il suo repertorio, segnato dal sincretismo tra popolare e colto, tra il linguaggio musicale importato dalla Spagna e quello autoctono di questa zona del Perù, lo converte nel veicolo idoneo di un’idea alla quale già abbiamo alluso, così come in mezzo al divertimento e allegria i ragazzi di «Pequeñas huellas» cantano, ballano e suonano i loro strumenti sapendosi portatori di un messaggio di pace e di convivenza per tutte le nazioni del mondo. 

María Antonia Virgili 
Catedrática de musicología. Universidad de Valladolid